Commenti critici

Dalla costante esigenza di un'attività creativa che lo rilassasse nel tempo libero Tommaso Ferri è approdato alla scultura. Nelle proprie corde doveva già avere questa spinta all'espressività artistica se racconta che, sulla scia del fratello maggiore che dipinge da diversi decenni, aveva provato "ad imbrattare una tela", ma il risultato non lo aveva soddisfatto ed aveva deciso di rinunciare.

Come spesso accade, e nel concatenarsi dei casi che si creano le opportunità ed emergono gli stimoli necessari ad intraprendere determinati percorsi; infatti Ferri viene affascinato da un bravo intagliatore di legno incontrato fortuitamente durante una villeggiatura: la peculiarità di questo artista-artigiano era quella di trovare il materiale in modo accidentale e imprevedibile e di concepire la tecnica dell'intaglio come ricerca di forme presenti, ma nascoste, nel legno, figure da far affiorare e da rendere leggibili.

Colpito da questa inaspettata possibilità che il legno nel suo aspetto naturale offriva, Ferri decide di sperimentarsi in questa tecnica di esplorazione sia del materiale sia della propria fantasia creativa, in una sorta di gioco che ricalca quello che tutti da piccoli abbiamo fatto mirando le nuvole: un'indagine che dall'osservazione di una forma si trasforma in rivelazione anche della propria psiche immaginativa. Tale procedimento è prettamente surrealista e contraddistingue anche epigoni di quell'importante movimento di avanguardia storica: ad esempio, per attivare l'automatismo psichico, che innesca processi immaginativi basati sul meccanismo dell'analogia, Max Ernst sfrutta elementi naturali come "provocatori ottici" da cui far scaturire immagini solo in nuce presenti nei materiali osservati ed emergenti proprio grazie alla sensibilità ed al bagaglio esperienziale, conscio ed inconscio, dell'artista, provocato appunto da quelle forme casuali e vagamente note che egli guarda. 

Il legno è un materiale ideale per questo tipo di procedimento per la molteplicità di possibilità legate alle venature che propone all'occhio, alle organiche e variegate discontinuità strutturali e alla docilità che manifesta nell'intaglio e nella levigatura.

Per altro, la tecnica del "togliere" per trovare la forma affonda le radici anche in apici insuperabili della storia dell'arte: Michelangelo, agendo secondo le teorie filosofiche del Neo-platonismo, nello scolpire considerava di liberare l'essenza di una forma presente dalla pesantezza della materia che la imprigionava.

Ferri per le sue opere sceglie pezzi di legno sempre particolarmente nodosi, spesso radici, di cui assecondare curve e irregolarità alla ricerca delle immagini eventuali in esse contenute; così l'atto creativo non è del tutto autonomo, ma si lascia ispirare dalla forma e dalla consistenza strutturale della materia che, a volte più morbida a volte più dura, conduce la mano dell'artista.

Le sculture realizzate palesano talora solo forme pure, astratte, di matrice organica, che rispettano la natura del materiale, ma più frequentemente figure riconoscibili, in metamorfosi continua, collegate da un magma apparentemente morbido, che in parte le svela ed in parte le ingloba nascondendole. E' un magma che rivela il flusso apparentemente disordinato e illogico dell'inconscio, che accosta figure che appaiono incongruenti, ma che proprio nella loro enigmaticità conquistano il senso o i sensi più interessanti e stimolanti.

Maria Francesca Zeuli (storica dell'arte)